Un alchimista sulla Via Francigena

Prodotti estetici a base di lumache
La bellezza curata con le lumache

Il sole che appariva chiaro nell’origine del suo cognome, in realtà illuminò ben poche delle giornate di Emilio Soleschi.

Del resto per Soleschi le giornate più propizie erano bagnate dalla pioggia. In sua assenza avrebbe incontrato difficoltà a procurarsi quanto necessario per la realizzazione del suo balsamo universale.

In uno scantinato che gli era stato concesso in uso, a Previdè, produceva infatti un estratto di bava di lumaca, cui attribuiva virtù miracolose.

Forse il procedimento era ancora rudimentale però dobbiamo riconoscere che, probabilmente fondata su saperi tramandati oralmente, l’intuizione di Soleschi conteneva un elemento di verità. Infatti, oggi, a distanza di oltre mezzo secolo dai suoi dilettantistici esperimenti, dai laboratori delle maggiori aziende di cosmesi, escono prodotti, a base di secrezioni di lumaca, venduti insieme al sogno di una inscalfibile giovinezza.

Ma Soleschi, e questo non può che rendercelo simpatico, a differenza di queste industrie non era mosso da un desiderio di guadagno. Questo aspetto gli era pressoché estraneo. Soleschi, forse anche in virtù di un aspetto poco attraente, che in gioventù lo aveva anche esposto a sonore delusioni sentimentali, ambiva essere accettato, riconosciuto. Se possibile, ad essere amato. I suoi prodotti non li vendeva, li barattava. Con una pagnotta, un fiasco di vino, un invito per la condivisione di un pasto, il sorriso di una bella ragazza.

Soleschi amava la convivialità. Era un uomo solo, continuamente alla ricerca di una compagnia. Per questo faceva in modo che, ovunque la sua presenza non passasse inosservata. A tal fine ricopriva di colori, quel corpo piccolo ed anche un po’ sgraziato. Dalle tasche del suo gilet uscivano fiori colorati, gli stessi con i quali ornava un vecchio e un po’ bisunto copricapo e similmente multicolori erano gli inseparabili fazzoletti che si annodava intorno al collo. Infine ogni qual volta passava in prossimità di un luogo abitato, annunciava la sua presenza intonando qualche nota con la sua inseparabile armonica a bocca.

Nella brutta stagione, poi, quando i rigori invernali diventavano insopportabili per chi non disponeva di una propria dimora, Soleschi, così diceva lui, andava in pensione.

Indossava una fascia tricolore, trafugata probabilmente a qualche sindaco distratto, e munito di una rudimentale paletta, conquistava il centro della Strada Statale della Cisa, in prossimità di Pontremoli. Da lì dirottava il traffico indirizzandolo all’interno dell’abitato cittadino. In tal modo, le strette strade del paese, in breve, venivano paralizzate dai grossi camion che, al tempo, in assenza dell’attuale autostrada A15, percorrevano in gran numero quell’unica via di passaggio appenninico.

In poche decine di minuti la tranquillità, che normalmente caratterizzava Pontremoli, lasciava spazio al lacerante lamento dei clacson che non sempre riusciva a coprire gli improperi e le bestemmie irripetibili che uscivano dalle bocche dei malcapitati autisti.

Sbuffando ed imprecando anch’egli, giungeva allora sul posto anche il maresciallo dei carabinieri che, dopo aver stilato il suo verbale, lo porgeva per la firma ad un Soleschi raggiante nella certezza di aver raggiunto il suo obiettivo. Ormai l’esperienza gli dava, infatti, certezze: 3 mesi di galera. Fino a Febbraio sarebbe stato al fresco ma…non al freddo. In più di una circostanza invero aveva anche cercato di accampare delle aggravanti tese ad ottenere una condanna leggermente più pesante ma il giudice, un bonario signore che doveva sforzarsi per non sorridere vedondolo comparire con i primi rigori di ogni inverno, su questo si era sempre dimostrato irremovibile: 3 mesi di galera non un giorno di più.

Comunque non fu il freddo ad uccidere Soleschi. E non fu neppure il marito geloso di alcune di quelle signore, che prive di tutto fuorché della loro grazia, volevano comunque sperimentare le conclamate virtù della sua crema.

Oddio, in questa triste conclusione, il sesso ha un ruolo ma la colpa imputabile a Soleschi, se si vuol essere giusti, è del tutto secondaria. Non è quella a cui si sarebbe indotti, precipitosamente, a pensare. Semplicemente il nostro uomo, che in cuor suo ne era anche convinto, attribuiva alla sua crema effetti simili a quelli della pillola…del trimestre dopo. Cosicchè indusse una giovane ragazza, vittima di un attimo di debolezza carnale, a cospargersi la pancia con l’unguento, 2 volte al giorno per almeno 3 mesi ed in questo modo, a suo dire, il frutto del peccato non avrebbe mai visto la luce.

In realtà le cose andarono diversamente ed il padre della puerpera per nulla intenerito dalle 2 belle creature che lo avevano reso nonno, venuto a conoscenza dell’intera vicenda, individuò in Soleschi il capro espiatorio sul quale scaricare la sua ira. Lo cercò, lo trovò, lo offese pubblicamente definendolo imbroglione e ciarlatano, fors’anche, gli allungò un paio di ceffoni.

Soleschi tacque, abbassò il capo e se ne andò in silenzio, irriso da quanti avevano assistito a questa scena penosa. E da allora, non passava giorno senza che qualcuno, incontrandolo, evitasse di ricordargli il doloroso episodio. Soleschi che, in buona fede, aveva creduto alle virtù del suo intruglio, non fu più il solito. Non cantava, non suonava l’armonica, si sottraeva agli incontri. Usciva solo all’alba per raccogliere lumache ed alcune erbe (Ruta, Salvia, Ginepro, Aglio, Erba cipollina, e perfino qualche fungo, talvolta). con le quali intendeva potenziare la formula del suo universale balsamo.

Quando, dopo diversi giorni in cui nessuno aveva avuto modo di vederlo, una donna del paese, animata da un cattivo presentimento, entrò nel suo laboratorio trovò conferma a ciò che fino a quel momento aveva solo temuto.

L’uomo, era riverso a terra, in una mano stringeva un bicchiere, che ancora conteneva qualche goccia di un liquido torbido, e nell’altra un foglio sul quale si poteva leggere:

In vita mia creai un medicamento

servendomi di quanto c’è in natura

curai bronchiti e qualche altro tormento

ma a spingermi provai fuor di misura

La bava di lumache è cosa sana

qualora se ne sappia fare uso

usandola per qualche settimana

bello diventa perfino un brutto muso

ma ancor di più la feci oggi potente

e il primo ad assaggiarla sarò io

se riesco avrò l’elogio della gente

se fallirò che mi perdoni DIO!

Firmato

Emilio Soleschi

Un commento su “Un alchimista sulla Via Francigena”

  1. Se il fatto risponde al vero,cosa di cui io non ho ragione di dubitare,ha creato qualcosa che ora paghiamo a caro prezzo nelle nostre creme speciali.Onore al merito

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