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La Lunigiana

Un luogo in cui la natura non ha mai ricevuto offese.

Che si tratti di un giorno, di una settimana o anche di un periodo più lungo, l’importante è godere di una vacanza naturale, salubre e divertente…una vacanza in Lunigiana!

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Il Carnevale di Pontremoli

Il carnevale a Pontremoli ha una tradizione
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Tourday Pontremoli

Tourday Pontremoli: edizione a numero chiuso
Tourday Pontremoli: edizione a numero chiuso
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Francigena Half Marathon

Domenica 9 giugno, lungo una delle più belle tappe della Via Francigena, si svolgerà la seconda edizione della Francigena Half Marathon.

Una manifestazione che, aderente allo spirito del cammino francigeno, non ha aspetto competitivo Privilegia l’amicalità, la relazione, il divertimento condiviso.

Famiglie con bambini, gruppi, singoli, atleti e superpigri, con tre percorsi diversi per lunghezza e impegno, potranno trovare quello più adatto alla propria condizione.

28 km con partenza dall’Ostello Francigena SUPER HALF MARATHON
21 km con partenza dalla Porta Toscana della Francigena
12 km con partenza da Casalina FAMILYMARATHON

Alcuni scatti effettuati durante la prima edizione della Francigena Half Marathon

Sul tracciato saranno inoltre presenti 3 punti di ristoro con acqua tè e zucchero.

I più esigenti poi, lungo sul tracciato, incontreranno il B&B Eremo Gioioso, dove potranno ottenere una birra, un caffè, un succo di frutta, etc.

Sosta all’Eremo Gioioso

Sono già pervenute più di mille iscrizioni, il meteo annuncia bel tempo: ci sono tutte le condizioni per trascorrere una giornata indimenticabile!

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Vero ambientalismo lungo la Via Francigena

C’è qualcosa di distorto nel nostro modo di vivere. Segnali sparsi, ogni tanto emergono, ci danno piccoli avvertimenti ma…purtroppo, non sempre, anzi raramente, ci soffermiamo ad analizzarli. Le lane di CristinaPrendiamo ad esempio il mondo della moda. L’attenzione al brand ha divorato quella dedicata alla qualità dei tessuti. In questo ambito, è’ sempre più difficile trovare un maglione che non sia stato realizzato con filati sintetici. E lo stesso ragionamento può essere esteso ad una coperta ad un tappeto. Eppure la lana ha dalla sua parte molte belle qualità:

  1. E’ un prodotto naturale e conferisce quella sensazione di piacevole benessere che nessun tessuto sintetico è in grado di emulare
  2. Assorbe e fa evaporare, in breve tempo, il sudore. Questa caratteristica impedisce la formazione di batteri con conseguente formazione di cattivi odori.
  3. La lana è calda: assorbe infatti l’umidità, rilasciandola lentamente e trattenendo invece il calore corporeo

A causa di questa situazione la lana, da materia prima pregiata, è andata trasformandosi in rifiuto, sia pur speciale che vuol dire…più costoso da smaltire!

Fortunatamente, come già cantava Vasco Rossi, c’è chi dice NO!

E’ il caso di Cristina, allevatrice di ovini lungo la Via Francigena ma anche donna creativa e capace dotata di un non comune senso estetico.

Non mi soffermo a lungo sulla sua storia perché è già stata raccontata con dovizia di particolari nel servizio dedicatole dalla trasmissione GEO, non molto tempo fa e potrete facilmente trovarla in rete.

Mi limito a mettere in evidenza questo apprezzabile aspetto:

Incapace di rassegnarsi a quella che le apparsa una scellerataggine ambientale ha deciso di contrastarla. Come? attraverso la bellezza!

Dotatasi di telaio dedica il suo tempo libero alla creazione di bellissimi tappeti. Tutti pezzi unici. Tutti in pura lana vergine. Tutti acquistabili a Versola. A poche decine di metri di distanza dal percorso ufficiale della Via Francigena, nella tappa che dal Passo della Cisa conduce a Pontremoli.

I tappeti di Cristina

Dimenticavo: Cristina viene da Bologna ma la Via Francigena…attrae i veri ambientalisti!

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Un alchimista sulla Via Francigena

Prodotti estetici a base di lumache
La bellezza curata con le lumache

Il sole che appariva chiaro nell’origine del suo cognome, in realtà illuminò ben poche delle giornate di Emilio Soleschi.

Del resto per Soleschi le giornate più propizie erano bagnate dalla pioggia. In sua assenza avrebbe incontrato difficoltà a procurarsi quanto necessario per la realizzazione del suo balsamo universale.

In uno scantinato che gli era stato concesso in uso, a Previdè, produceva infatti un estratto di bava di lumaca, cui attribuiva virtù miracolose.

Forse il procedimento era ancora rudimentale però dobbiamo riconoscere che, probabilmente fondata su saperi tramandati oralmente, l’intuizione di Soleschi conteneva un elemento di verità. Infatti, oggi, a distanza di oltre mezzo secolo dai suoi dilettantistici esperimenti, dai laboratori delle maggiori aziende di cosmesi, escono prodotti, a base di secrezioni di lumaca, venduti insieme al sogno di una inscalfibile giovinezza.

Ma Soleschi, e questo non può che rendercelo simpatico, a differenza di queste industrie non era mosso da un desiderio di guadagno. Questo aspetto gli era pressoché estraneo. Soleschi, forse anche in virtù di un aspetto poco attraente, che in gioventù lo aveva anche esposto a sonore delusioni sentimentali, ambiva essere accettato, riconosciuto. Se possibile, ad essere amato. I suoi prodotti non li vendeva, li barattava. Con una pagnotta, un fiasco di vino, un invito per la condivisione di un pasto, il sorriso di una bella ragazza.

Soleschi amava la convivialità. Era un uomo solo, continuamente alla ricerca di una compagnia. Per questo faceva in modo che, ovunque la sua presenza non passasse inosservata. A tal fine ricopriva di colori, quel corpo piccolo ed anche un po’ sgraziato. Dalle tasche del suo gilet uscivano fiori colorati, gli stessi con i quali ornava un vecchio e un po’ bisunto copricapo e similmente multicolori erano gli inseparabili fazzoletti che si annodava intorno al collo. Infine ogni qual volta passava in prossimità di un luogo abitato, annunciava la sua presenza intonando qualche nota con la sua inseparabile armonica a bocca.

Nella brutta stagione, poi, quando i rigori invernali diventavano insopportabili per chi non disponeva di una propria dimora, Soleschi, così diceva lui, andava in pensione.

Indossava una fascia tricolore, trafugata probabilmente a qualche sindaco distratto, e munito di una rudimentale paletta, conquistava il centro della Strada Statale della Cisa, in prossimità di Pontremoli. Da lì dirottava il traffico indirizzandolo all’interno dell’abitato cittadino. In tal modo, le strette strade del paese, in breve, venivano paralizzate dai grossi camion che, al tempo, in assenza dell’attuale autostrada A15, percorrevano in gran numero quell’unica via di passaggio appenninico.

In poche decine di minuti la tranquillità, che normalmente caratterizzava Pontremoli, lasciava spazio al lacerante lamento dei clacson che non sempre riusciva a coprire gli improperi e le bestemmie irripetibili che uscivano dalle bocche dei malcapitati autisti.

Sbuffando ed imprecando anch’egli, giungeva allora sul posto anche il maresciallo dei carabinieri che, dopo aver stilato il suo verbale, lo porgeva per la firma ad un Soleschi raggiante nella certezza di aver raggiunto il suo obiettivo. Ormai l’esperienza gli dava, infatti, certezze: 3 mesi di galera. Fino a Febbraio sarebbe stato al fresco ma…non al freddo. In più di una circostanza invero aveva anche cercato di accampare delle aggravanti tese ad ottenere una condanna leggermente più pesante ma il giudice, un bonario signore che doveva sforzarsi per non sorridere vedondolo comparire con i primi rigori di ogni inverno, su questo si era sempre dimostrato irremovibile: 3 mesi di galera non un giorno di più.

Comunque non fu il freddo ad uccidere Soleschi. E non fu neppure il marito geloso di alcune di quelle signore, che prive di tutto fuorché della loro grazia, volevano comunque sperimentare le conclamate virtù della sua crema.

Oddio, in questa triste conclusione, il sesso ha un ruolo ma la colpa imputabile a Soleschi, se si vuol essere giusti, è del tutto secondaria. Non è quella a cui si sarebbe indotti, precipitosamente, a pensare. Semplicemente il nostro uomo, che in cuor suo ne era anche convinto, attribuiva alla sua crema effetti simili a quelli della pillola…del trimestre dopo. Cosicchè indusse una giovane ragazza, vittima di un attimo di debolezza carnale, a cospargersi la pancia con l’unguento, 2 volte al giorno per almeno 3 mesi ed in questo modo, a suo dire, il frutto del peccato non avrebbe mai visto la luce.

In realtà le cose andarono diversamente ed il padre della puerpera per nulla intenerito dalle 2 belle creature che lo avevano reso nonno, venuto a conoscenza dell’intera vicenda, individuò in Soleschi il capro espiatorio sul quale scaricare la sua ira. Lo cercò, lo trovò, lo offese pubblicamente definendolo imbroglione e ciarlatano, fors’anche, gli allungò un paio di ceffoni.

Soleschi tacque, abbassò il capo e se ne andò in silenzio, irriso da quanti avevano assistito a questa scena penosa. E da allora, non passava giorno senza che qualcuno, incontrandolo, evitasse di ricordargli il doloroso episodio. Soleschi che, in buona fede, aveva creduto alle virtù del suo intruglio, non fu più il solito. Non cantava, non suonava l’armonica, si sottraeva agli incontri. Usciva solo all’alba per raccogliere lumache ed alcune erbe (Ruta, Salvia, Ginepro, Aglio, Erba cipollina, e perfino qualche fungo, talvolta). con le quali intendeva potenziare la formula del suo universale balsamo.

Quando, dopo diversi giorni in cui nessuno aveva avuto modo di vederlo, una donna del paese, animata da un cattivo presentimento, entrò nel suo laboratorio trovò conferma a ciò che fino a quel momento aveva solo temuto.

L’uomo, era riverso a terra, in una mano stringeva un bicchiere, che ancora conteneva qualche goccia di un liquido torbido, e nell’altra un foglio sul quale si poteva leggere:

In vita mia creai un medicamento

servendomi di quanto c’è in natura

curai bronchiti e qualche altro tormento

ma a spingermi provai fuor di misura

La bava di lumache è cosa sana

qualora se ne sappia fare uso

usandola per qualche settimana

bello diventa perfino un brutto muso

ma ancor di più la feci oggi potente

e il primo ad assaggiarla sarò io

se riesco avrò l’elogio della gente

se fallirò che mi perdoni DIO!

Firmato

Emilio Soleschi

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L’olio della Francigena

Percorrendo la Via Francigena capita sovente di incontrare zone dedicate alla cultura dell’ulivo.

Una di queste, particolarmente vocata, è presente nel breve tratto di cammino che unisce il borgo di Previdè a quello di Groppodalosio. Dagli ulivi presenti in quella conca, che a 500 metri di altezza risulta ben esposta, illuminata e protetta, si ricava un olio dalle qualità uniche (fruttato e con bassa acidità). L’olio della Valdantena (così si chiama) viene prodotto in piccole quantità che ne consentono un commercio pressoché esclusivamente locale, a beneficio di quanti, conoscendolo, non mancano di apprezzarlo. Peraltro pur non avendo nulla da invidiare a prodotti blasonati, quali ad esempio il Laudemio, l’assenza di investimenti pubblicitari, di bottiglie di design, eticchette realizzate da grafici di grido, fanno sì che le piccole eccedenze, rispetto a quanto necessario per l’autoconsumo, vengano cedute a prezzi simili a quelli dei prodotti industriali normalmente in commercio.

Chi, trovandosi lungo il percorso della Via Francigena, volesse verificarne di persona le qualità, può effettuare una, molto spartana, degustazione (una fetta di pane condita con solo olio) al numero 12 del Borgo di Previdè presso la casa della Santina, il cui olio, in nome non vi tragga in inganno, non è Santo ma è sicuramente…molto buono e genuino!

L'olio della Santina
Degustazione olio della Santina
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Festa delle Giunchiglie nei prati di Logarghena

Festa delle Giunchiglie nei prati di Logarghena

All’interno del Parco dell’appennino Tosco Emiliano, sul Monte Braiola, a circa mille metri di quota, si stende un ampio tappeto erboso: sono i prati di Logarghena.

Nei giorni feriali, a meno ché non ci si trovi nel periodo in cui il territorio circostante si riempie di profumati porcini, i Prati di Logarghena sono frequentati solo da pochi cultori del bello, amanti del paesaggio, da artisti in cerca di ispirazione o da qualche giovane coppia alla ricerca di un ambiente che ben si armonizzi con i loro sentimenti.

Ben diversa è invece la situazione riscontrabile nei fine settimana della buona stagione. A condizioni metereologiche favorevoli, i prati si popolano di ragazzi, di famiglie, di gruppi. Ed ancor più questo luogo diventa attrattivo in occasione della fioritura delle giunchiglie che, a milioni, ne punteggiano il tappeto erboso.

Giunchiglie nei prati di Logarghena
Giunchiglie nei prati di Logarghena

Uno spettacolo che ha il suo culmine e la sua celebrazione nella seconda domenica di Maggio. Un appuntamento tradizionale che, ogni anno, richiama visitatori da ogni dove.

Del resto non è spettacolo usuale quello che, in questo periodo si può cogliere immersi in questo universo fiorito nel quale oltre alle giunchiglie sono presenti anche  asfodeli, orchidee ed altre tipologie floreali, seppure in minor quantità dal quale si può lanciare lo sguardo sull’Appennino, sulle Alpi Apuane e sulla sottostante valle del Magra.

Come raggiungere i prati di Logarghena

Uscire al casello di Pontremoli dell’autostrada A15 e imboccare la vicina SE 62 seguendo le indicazioni per Filattiera, luogo dal quale si dirama una strada con segnali ben visibili indicanti il percorso per i Prati di Logarghena.

Le Giunchiglie di Logarghena

Giunchiglie dei prati di Logarghena

Le giunchiglie che nascono a Logarghena, sono in realtà dei narcisi selvatici, appartenenti alla famiglia delle Amarillydaceae, ed il cui nome scientifico è Narcissus poeticus L.

Trattasi di una pianta bulbosa che può raggiungere i 30 cm di altezza. I suoi fiori sono profumati ed ognuno di essi è formato da sei petali bianchi che si dipartono da una corona rosso-arancio, è sostenuto da uno stelo eretto con un numero variabile, da tre a cinque, di foglie verdi, strette e carnose.

Prodotto tipico dei prati di Logarghena

Il gregge di Franco e Cristina pascola nei prati di Logarghena

I prati di Logarghena non sono oggetto di coltivazione, però…Franco e Cristina, due giovani e capaci pastori di Versola, sono usi portare, per lunghi periodi, le loro bestie a cibarsi in questo luogo.

Ovviamente la qualità dei foraggi trova poi rispondenza nel sapore dei formaggi che vengono prodotti, utilizzando il latte degli animali che di tale alimentazione hanno potuto beneficiare.

Considerata la qualità del prodotto e la sua limitata produzione non sempre è facile poterlo degustare. A chi volesse farlo consigliamo di garantirselo attraverso prenotazione telefonica al numero 0187836527

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I funghi Prugnoli

Ormai è scientificamente provato: una passeggiata nel bosco ha funzione terapeutica contro ansia, depressione e tensione. Ma non è tutto. Talvolta il bosco può riservarci altre piacevoli sorprese. In certe circostanze sembrerebbe perfino testimoniarci riconoscenza. Ma forse…si tratta solo di fortuna!

Bosco di Casalina, in Valdantena
Bosco di Casalina, in Valdantena, vicino al B&B Eremo Gioioso

Oggi, ad esempio, mentre facevo una delle mie consuete passeggiate nel bosco, ho iniziato a raccogliere le cartucce che qualche poco educato cacciatore, aveva abbandonato sul terreno. In prossimità di una di queste, l’occhio è stato attratto da una cinquantina di funghi che, a breve distanza l’uno dall’altro, coprivano una zona circoscritta di terreno. Un’emozione non banale: se non è riconoscenza questa!

I Prugnoli: funghi saporiti

I funghi che il bosco, tanto generosamente, mi ha regalato sono caratterizzati da un ottimo profumo ed un sapore delicato. Il nome con il quale sono conosciuti è Prugnoli, mentre il corretto termine scientifico utilizzato per identificarli è Tricholoma georgii – Lyophillum georgii.

Per la maggior parte, come il nome già sta ad indicare, nascono in terreni in cui abbondano gli spinosi arbusti di prugnolo. Peraltro è possibile trovarne anche presso agglomerati di rovi, biancospino, rosa canina, o, ed in questo caso diventa più facile raccoglierli, su prati a margine del bosco.

Il prugnolo si manifesta in presenza di temperature miti: né troppo fredde né troppo calde, tra i 18° ed i 25° C. Pertanto, in Valdantena, zona preappenninica, appare fra la seconda metà di Aprile e la prima di Maggio, a seconda dell’andamento stagionale.

I Prugnoli in cucina

Il modo migliore di gustare i funghi prugnoli è quello di farne un sugo da utilizzare, possibilmente, su tagliatelle fatte in casa. Qualora ciò non sia possibile, scegliendo comunque qualità di pasta realizzate con trafile in bronzo, utili a conferire la ruvidezza necessaria a trattenere il condimento.

La ricetta

Tagliare a listarelle i funghi prugnoli, facendoli quindi soffriggere brevemente con una noce di burro ed un cucchiaio di olio extravergine di oliva.

A questo punto aggiungere, facendolo poi sfumare, meno di ½ bicchiere di vino bianco, ideale sarebbe una Durella, vitigno autoctono lunigianese che ad una buona struttura unisce profumi di erba fresca e fiori bianchi.

Una volta evaporato il vino, aggiungere prezzemolo tagliato fine ed una spruzzata di pepe nero, senza eccedere per non coprire il sapore delicato del fungo.

Versare quindi il condimento ancora caldo sulla pasta scolata al dente e…buon appetito!

Prugnoli e vecchie cartucce
Raccolta e pulizia nel bosco
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Cantamaggio

Famiglia che non comunica, causa eccesso di smartphone
Famiglia che non comunica, causa eccesso di smartphone (Fotografia di Cesare Salvadeo, fotografo lunigianese)

Oggi anche il momento ludico, quello dedicato al gioco, ci riserva per lo più un ruolo da consumatori. Talvolta assolutamente passivi, talaltra appendici di sofisticate apparecchiature tecnologiche ma…pur sempre consumatori e non artefici.

Si tratta di una condizione ben diversa da quella del tempo in cui coloro che giocavano erano gli attori principali. Registi e fruitori di un tempo sottratto al lavoro.

Una situazione che ancora si può apprezzare nei luoghi che hanno mantenuto un forte legame con la tradizione.

Uno di questi è la Lunigiana e l’esempio più rappresentativo di quanto sopra affermato lo si può cogliere nel Cantamaggio, una tradizione meritoriamente conservata e che, il 1° Maggio, renderà allegra l’atmosfera del borgo di Parana.

Una manifestazione che affonda le sue radici in un’epoca pagana, che conferiva a questa sorta di campestre baccanale il compito di propiziare un’annata di copiosi raccolti.

Il cantamaggio si svolge in un clima di festa e di allegria, dove scompaiono gerarchie, classi sociali, ed altre artificiose separatezze. Tutti si ritrovano accomunati dalla spensierata condivisione di una giornata all’insegna del divertimento comunitario.

Gruppi di maggianti, in abbigliamento rigorosamente contadino, si muovono di casa in casa, cantando stornelli divertenti, a volte licenziosi, personalizzandoli, di volta in volta con sottili (non sempre) riferimenti a coloro che, al momento, assistono all’esibizione e che, per lo più, ad essa si uniscono cantando, a loro volta.

Ogni stornellata poi ha il suo compimento nell’apertura della cantina dove le ugole vengono lubrificate e le energie reintegrate con salumi, torte d’erbi e formaggi, generosamente offerti da ogni famiglia. E dopo tanto epicureico ristoro ed anche numerosi bicchieri, il gruppo che diventa sempre più folto (ed anche più stonato), si dirige baldanzoso e stornellante verso la dimora successiva. Fino a tarda notte!

Cantamaggio: maggianti in Lunigiana
Il cantamaggio